Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

Primo appello contro i provvedimenti governativi sull’Università

Si riporta l’appello di alcuni professori contro il Decreto Legge 112/2008, apparso su l’Unità del 24 luglio 2008. In gran parte condivisibile, è privo, purtroppo, della necessaria autocritica sullo stato comatoso in cui versano molti atenei a causa anche di provvedimenti ministeriali ma, soprattutto, per colpa dell’indifferenza dei docenti, delle scelte irresponsabili compiute dagli organi di governo universitari e delle indebite ingerenze delle organizzazioni sindacali.

                       DECRETO INCOSTITUZIONALE. SALVIAMO GLI ATENEI

Il recente Decreto Legge 112/2008 è un documento inquietante, che può assestare il colpo di grazia al sistema universitario nazionale.
Non ci soffermiamo su una serie di prescrizioni pur di estrema gravità (ulteriore riduzione, in tre anni, del FFO per 500 milioni di euro; trasformazione in triennali degli scatti retributivi con conseguente riduzione delle già umilianti retribuzioni del personale universitario; riduzione drastica del turnover; regole inique per la determinazione degli accessi, etc.), che, tuttavia, non raggiungono il livello di insensatezza dei principi che dovrebbero configurare il nuovo modello di sistema.
Il decreto, prevedendo ipocritamente la “possibilità” della trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato e, dunque, la privatizzazione del sistema nelle sue espressioni più consolidate, configura una formazione sicuramente incostituzionale ed anticostituzionale. È, infatti, incostituzionale una configurazione sistematica che contrasti il dettato esplicito della Carta, lì dove prevede il carattere pubblico dell’istruzione, anche della istruzione superiore. È anticostituzionale una formazione che di fatto determina una triplice discriminazione.
Da un lato sono discriminate quelle sedi che, impossibilitate a trasformarsi in fondazioni di diritto privato, andrebbero a configurare, in un sistema a doppio livello di qualità, sedi di serie B; da un lato anche le sedi maggiori e potenzialmente trasformabili in fondazioni verrebbero discriminate in ragione della diversità strutturale delle zone in cui operano: zone ricche e zone povere. Infine una odiosa discriminazione riguarderebbe i giovani, a seconda delle loro condizioni economiche e sociali.
In altre parole, viene ipotizzata una effettiva, pur se surrettizia spaccatura del Paese nell’ottusa previsione di una costellazione di sedi capaci di realizzare un sottosistema di “isole felici”, intorno alle quali, in un mare melmoso, vivacchierebbero le sedi di serie B, nelle quali si spera che andrebbe scaricata ogni possibile contestazione, tra pochi fondi e scarsa qualità di formazione culturale e di preparazione professionale.
Il decreto è un esempio dell’inguaribile provincialismo capovolto italiano, che ritiene di accedere ai processi di modernizzazione e sviluppo, raccattando, con incultura, senza cognizioni approfondite, sistemi o parti di sistema operanti altrove, in Paesi di diversa strutturazione sociale, economica e culturale, dei quali, per altro, si ignorano le pur esistenti incongruenze e tensioni, coll’arrestarsi alla impalcatura formale di essi.
In conclusione il citato decreto rappresenta un consapevole o inconsapevole contributo alla definitiva dissoluzione della identità culturale nazionale, già, purtroppo, ridotta in condizioni precarie, esponendo ad ulteriori rischi la nostra identità statale.
Riteniamo che il mondo universitario non possa più tacere e invitiamo quanti hanno a cuore il destino delle nostre Università e, con esse, del nostro Paese, a reagire con forza e determinazione, respingendo strumentali ed ipocriti ideologismi da qualsiasi parte provengano e di qualsiasi colore, nell’interesse dei nostri giovani, cui è affidato, senza retorica, l’avvenire della nostra comunità nazionale.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Per riflettere, Senza categoria il 25 Luglio 2008 alle ore 21:58 | Permalink | 2 Commenti » |

Sulle fondazioni universitarie e la “finta” autonomia c’è qualcuno che la pensa come Oscar Giannino?

Sul tema delle fondazioni universitarie, un articolo controcorrente di Oscar Giannino. La lettura integrale su Libero del 18 luglio 2008.

TUTTI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE PER NON FAR CRESCERE LE FACOLTA’

Oscar Giannino. (…) All’articolo 16 del decreto legge 112 (…) è inserita una misura ordinamentale che può cambiare molto, nel sistema universitario italiano. È la facoltà per ogni università pubblica di deliberare (…) la propria trasformazione in fondazione di diritto privato. Nel pieno rispetto delle leggi vigenti, dell’articolo 33 della Costituzione – in altre parole ciò non significa che venga meno il principio del finanziamento pubblico – nonché accrescendo verticalmente la propria autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria. Perché a quel punto, trasformandosi in fondazioni di diritto privato – senza distribuzioni di utili ai soci – potranno avere diritto a contributi e liberalità private sulle quali è prevista la piena esenzione fiscale, da tasse, imposte e diritti dovuti a qualunque titolo da parte dei soggetti eroganti, con piena deducibilità dalle loro dichiarazioni dei redditi.

Le fondazioni
Alle fondazioni verrebbe attribuita la piena titolarità del patrimonio delle università, nonché la facoltà di dotarsi di propri statuti, regolamenti contabili e amministrativi che finalmente romperebbero l’omogeneità amministrativa pubblica. Personalmente sono convinto che tale svolta – a fianco dell’abolizione integrale del valore legale del titolo di studio, ma su questo governo e maggioranza ritengono probabilmente che i tempi non siano maturi - costituisca un passo avanti essenziale per accogliere la sfida di trasparenza, efficienza e risultati comparabili col resto della comunità accademica e scientifica del mondo, che il modello “omologante” pubblico ha sin qui impedito di affrontare. Lo testimoniano tutte le graduatorie internazionali comparate, purtroppo non è una novità.
Invece, di fronte a tutto questo, la Conferenza dei Rettori ha votato all’unanimità una dichiarazione di guerra che alla trasformazione in fondazioni di diritto privato dedica a malapena poche svagate parole, di fronte alla condanna durissima per il contenimento dell’incremento triennale ai trasferimenti pubblici nel Fondo ordinario di finanziamento universitario. (…) In poche parole: la Cgil ha visto le sue posizioni sposate in tutto per tutto dai rettori italiani, perché, siccome in caso di trasformazione in fondazioni private verrebbe meno il contratto pubblico di categoria, ecco che il sindacato mai e poi mai può accettare l’odiata privatizzazione.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Per riflettere il 20 Luglio 2008 alle ore 10:56 | Permalink | 5 Commenti » |

Lo stupore della notte spalancata sull’Università ci sorprese che eravamo rottamati …

Da l’Unità (12 luglio 2008) si riporta un articolo di Michele Ciliberto, professore ordinario di Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, contenente alcune riflessioni sul Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 (art. 16, 66 e 69), che accelera la crisi e la definitiva decadenza dell’Università pubblica italiana.

LA FINE DELLO STUPORE E LA FINE DELL’UNIVERSITA’

Michele Ciliberto. Se un filosofo dovesse dire quale è uno dei segni più tipici della crisi che sta attraversando il nostro paese potrebbe dire, a mio giudizio, che è la fine dello stupore, della capacità di sorprendersi, che come è noto è la prima sorgente della filosofia. In Italia, oggi tutto è ricondotto nei parametri dell’ordinario, del quotidiano, del feriale: anche le cose più inconcepibili, fino a poco tempo fa, sono digerite, assorbite, metabolizzate senza alcuna difficoltà. Si è persa l’abitudine a dire di no, ad alzarsi in piedi: e di questo è una paradossale conferma il fatto che quando si protesta si usano toni esagitati, addirittura volgari, proprio perchè protestare - dire no - è diventata un’eccezione, non più la norma di un comune vivere civile. Questo accade anche quando si tratta delle regole che devono strutturare la vita istituzionale politica e sociale del paese. È un altro segno della crisi profonda che attraversa l’Italia: le regole appaiono una sorta di optional che il potere può trasformare come meglio gli conviene, a seconda della situazione e perfino dei propri interessi privati. Si tratta di un tratto tipico del dispotismo, quale è già delineato in pagine straordinarie di Tocqueville nella Democrazia in America: il dispotismo si esprime attraverso una prevaricazione dell’esecutivo sugli altri poteri e con un ruolo sempre più ampio assunto dall’amministrazione, che diventa il principale motore dell’intera vita di un popolo. Le strutture dispotiche, infatti sono incontrollabili: una volta messe in movimento invadono progressivamente tutte le sfere della vita sociale ed intellettuale, compresa ovviamente l’alta cultura e le istituzioni attraverso cui essa si organizza. È precisamente quello che è accaduto in queste ultime settimane con il decreto del 25 giugno del 2008: «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria». In esso è compresa una serie di disposizioni che muta profondamente l’assetto della Università pubblica italiana accelerandone la crisi e la definitiva decadenza. Si tratta, dunque, di disposizioni che avrebbero dovuto sollevare, se non uno scandalo, una discussione assai vivace; mentre invece, a conferma di quanto sopra dicevo, con poche eccezioni, il mondo dell’Università è rimasto silenzioso e seduto. (continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Per riflettere il 13 Luglio 2008 alle ore 18:10 | Permalink | 2 Commenti » |

Ricercopoli: un dossier dell’agenda Coscioni sull’Italia della ricerca truffata e dell’Università saccheggiata

Agenda_concorsopoliL’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, nel numero 7 dell’Agenda (luglio 2008), propone un’inchiesta partecipativa nell’Italia della ricerca truffata e dell’Università saccheggiata. Perché se si cambia registro, la ricerca buona e libera ha solo da guadagnarci. Clan partitici, baronie dinastiche, cordate clericali e manipolazioni ideologiche. È così che le già scarse risorse destinate a laboratori e università sono dirottate per soddisfare amici e parenti. E il sistema-Italia viene fatto colare a picco.
Ricercopoli è un sistema-Paese tra i più celebri al mondo.
I giocatori competono per guadagnare rendite di posizione e potere corporativo in un campo d’attività vitale per il nostro paese come quello della ricerca.
A turno i giocatori attorno al tabellone – governi, istituti scientifici, ospedali, atenei e baroni locali – muovono le pedine in senso anti-meritocratico, distribuendo fondi pubblici in modo del tutto discrezionale, avallando gli sprechi “per decreto”, nominando propri sodali e congiunti nei posti chiave della cultura e della ricerca, violando in ogni modo trasparenza e certezza del diritto.
Obiettivo del gioco è quello di ottenere il dominio assoluto e incontrastato nel settore, costringendo alla bancarotta concorrenti e cittadini tutti, in definitiva affossando cultura, economia, legalità e giustizia sociale.
Scarica il dossier su “Ricercopoli”.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Ricercopoli il 6 Luglio 2008 alle ore 10:11 | Permalink | Nessun Commento » |

Malauniversità: chiesta ispezione ministeriale anche per Bologna, Bari e Messina

GaragnaniAlla richiesta dei Senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino di un’ispezione ministeriale all’Università di Udine, si aggiunge quella dell’On. Fabio Garagnani per le università di Bologna, Bari e Messina (l’articolo integrale su: il Resto del Carlino, Bologna 21 giugno 2006).

UNIVERSITA’, ANCORA GRAVI IRREGOLARITA’

On. Fabio Garagnani. «Ho chiesto martedì scorso, in sede di audizione al ministro Gelmini, un’ispezione ministeriale a tre atenei, Bologna, Bari e Messina, in cui si sono registrate gravi irregolarità (…). Chiedo al Governo di intervenire con i mezzi suoi propri e nell’ambito delle competenze per verificare l’ennesimo episodio anomalo successo all’Università di Bologna. Il fatto risale al dicembre 2007 quando il CdA dell’Università di Bologna avrebbe attivato un nuovo incarico dirigenziale assegnato (…) senza bando di selezione (…) con forti perplessità da parte di alcuni membri del CdA in quanto presenterebbe aspetti di illegittimità per avere raggirato la legge (…). Pertanto alla luce di quanto sopra e di una sentenza della Corte dei conti di Milano che condanna due direttori amministrativi del Politecnico di Milano per un numero esorbitante di nomine di dirigenti a tempo determinato, si chiede al Governo una azione conseguente su una situazione che manifesta ogni giorno di più segni evidenti di violazione della legge e che non può essere accettata supinamente. Si evince altresì che la mancanza di regole certe e la costante violazione delle medesime nella assunzione e gestione del personale soprattutto direttivo continua a creare problemi evidenti all’Università.»

Pubblicato da Giovanni Grasso in Emergenze il 21 Giugno 2008 alle ore 12:18 | Permalink | Nessun Commento » |

Una petizione con richiesta di modifica delle regole dei concorsi a ricercatore

Tot_2La Rete Nazionale dei Ricercatori Precari ha iniziato una raccolta di firme on-line su una petizione scaturita da numerose discussioni di un gruppo di ricercatori utenti del blog della Rete. «Ci auguriamo» dicono i promotori «che le proposte che esponiamo, che ci sembrano di assoluto buon senso, possano essere condivise e sottoscritte da una più ampia platea di ricercatori in senso lato, come dottorandi e dottori di ricerca, borsisti post-dottorato, assegnisti di ricerca, professori a contratto, cervelli in fuga, ricercatori universitari a tempo determinato o indeterminato, ma anche docenti “strutturati”, e ricercatori nel settore privato. Nel bene dell’Università italiana e nel bene comune.»
Per firmare la petizione.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Emergenze il 19 Giugno 2008 alle ore 17:15 | Permalink | 16 Commenti » |

Malauniversità: il problema sta nella protervia di chi attribuisce colpe a chi scopre il malaffare e lo rende pubblico

Paolo_cornaglia_ferrarisUna riflessione apparsa su questo blog ha stimolato Paolo Cornaglia Ferraris a scrivere l’articolo seguente, pubblicato sul supplemento “Salute” (n. 584/12 giugno 2008) di “la Repubblica”, nella rubrica “Camici e pigiami” (pag. 23).

SENSO DELLA MISURA

Paolo Cornaglia Ferraris. La questione universitaria non si comprende se ci si ferma al singolo fatto di cronaca, come nel caso della vicenda concorsuale salernitana, l’ultima forse di un’infinita serie. Cosimo Loré su il senso della misura afferma che «non c’è bisogno neppure di scomodare penalisti o criminologi per spiegare perché è la sistematica impunità di un male cronico ad aver sfasciato l’università, distrutto ogni diritto d’aver docenti capaci, azzerato la possibilità di fare ricerca competitiva». Il problema non sta nel singolo misfatto, ma nella protervia di chi attribuisce colpe a chi scopre il malaffare e rende pubblici i fatti. Si sostiene che i danni all’accademia li provocano l’osservatorio di Tommaso Gastaldi (professore di statistica alla Sapienza, dedito alla prevenzione delle truffe concorsuali) o il periodico di Francesca Patanè (giornalista di Palermo) o lo spazio di Lucia Lazzerini (ordinario fiorentino di Filologia romanza) o il sito di Paolo Padoin (prefetto di Torino) o il blog di Giovanni Grasso (ordinario senese di anatomia). Iniziative che richiamano quello che fa questa rubrica da sempre.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Quelli dell'uva puttanella il 12 Giugno 2008 alle ore 16:24 | Permalink | 4 Commenti » |

Malauniversità: ricominciamo da Udine con una nuova ispezione ministeriale

Saro_collino_gelminiI senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino hanno chiesto a Maria Stella Gelmini (Ministro dell’Università) e Giulio Tremonti (Ministro dell’Economia e Finanze) una ispezione all’Università di Udine perché ritengono ormai «urgente fare chiarezza sui conti dell’ateneo per far partire una stagione nuova e virtuosa». «Crediamo che sia giusto» aggiungono i senatori «fare luce su una gestione che riteniamo negativa; nella richiesta d’ispezione abbiamo allegato i veri conti che ci risultano. Da parte nostra non c’è alcuna volontà di arrecare danno bensì di consentire all’Ateneo di compiere un rilancio positivo per il suo futuro e il futuro di tanti giovani precari che aspettano di essere regolarizzati; è anche a loro nome e per la loro salvaguardia che l’ispezione potrà essere utile, per fissare cioè le priorità, prima fra tutte dare un futuro di stabilità a quanti aspettano, dopo tanti anni di ricerca, una doverosa regolarizzazione». Sotto accusa ci sono: l’ex rettore Furio Honsell (dimessosi il 27 marzo ed eletto sindaco di Udine), il prorettore Maria Amalia D’Aronco (che ha esercitato le funzioni vicarie fino al 27 maggio, quando è stato eletto un nuovo rettore, Cristiana Compagno) e il direttore amministrativo Daniele Livon. Queste le accuse: nel conto consuntivo 2007 non vi sarebbe il presunto utile di 12 milioni di € ma un buco di 2,75 milioni di €; spesa corrente, non coperta da sufficienti entrate, in aumento di 10 milioni di € l’anno e sempre più assorbita da stipendi e collaborazioni esterne; “correlazione fra le scelte di Honsell di scendere in politica” e le assunzioni di personale amministrativo (50 unità nel 2007 e altre 50 da stabilizzare a seguito dell’accordo del 2007); spese per i dipendenti pari al 96,11% del fondo di finanziamento ordinario, senza considerare il costo del personale a tempo determinato; bilancio preventivo 2008 bocciato, nella sua prima stesura, dal Collegio dei revisori dei conti; mancata adozione del piano di risanamento, richiesto nel 2004 dal Ministero delle Finanze in una precedente ispezione. In conclusione, secondo i senatori Saro e Collino: «l’università non deve essere più considerata proprietà e piedistallo di alcuno; il successore di Honsell dovrà portare l’ateneo ad essere svincolato da qualsiasi parte politica, sia di destra sia di sinistra».

Pubblicato da Giovanni Grasso in Emergenze il 8 Giugno 2008 alle ore 17:25 | Permalink | Nessun Commento » |

L’Università si qualifica forse mediante il “riciclo dell’ignoranza” del post-laurea?

Tommaso_gastaldiTommaso Gastaldi. … I Master crescono ad un ritmo preoccupante, perché in molti casi sono diventati le teste di ponte per far transitare soldi pubblici fuori da istituzioni o società pubbliche. Denaro che puntualmente rientra in tasca ai decisori stessi dei finanziamenti in forme varie, come ad esempio l’insegnamento remunerato nei corsi master. Ne esistono alcuni retribuiti a 500 € l’ora. Per non parlare di presidenti di compagnie primarie che presiedono i Master universitari, anche se formalmente la figura del presidente, nella gestione dei master non è prevista. Il punto però è un altro. È l’arroganza e la presunzione d’impunità con la quale si portano avanti questi giochi. Spesso sulle spalle di qualche ignaro e ingenuo studente, che magari i 10.000 euro per il master li mette di tasca propria, credendo nella bontà dell’iniziativa e nella fiducia che dovrebbe ispirare un’istituzione universitaria sana. Va inoltre detto che alcuni docenti non fanno altro che riproporre nei master la medesima frittata avariata scodellata nei corsi ordinari. Un fenomeno che io, non troppo scherzosamente, chiamo “riciclo dell’ignoranza”. Inutile dire poi che se qualche mosca bianca tentasse di proporre un master genuino e serio, verrebbe prontamente bloccata dai gruppi di potere che gestiscono questo business con ostacoli burocratici di varia natura…

Da: “liberal“, 10 aprile 2008.

Pubblicato da Giovanni Grasso in La voce degli studenti il 27 Maggio 2008 alle ore 15:35 | Permalink | 5 Commenti » |

Vedremo anche le mani dell’Università sugli scacchi?

Scaccopoli_2La rivoluzione russa e l’interessamento del regime bolscevico fecero la fortuna degli scacchi tra la prima e la seconda guerra mondiale. La guerra fredda consolidò questa fortuna, l’intero mondo divenne una scacchiera su cui le due superpotenze giocavano le loro mosse.
Non deve stupire troppo che i totalitarismi si siano interessati agli scacchi. Tutte le attività dovevano essere poste sotto controllo e finalizzate all’ideologia. E così, se i sovietici hanno attribuito un determinato senso agli scacchi (in un certo periodo come momento rivoluzionario di alfabetizzazione delle masse, in un altro come dimostrazione della superiorità di un sistema ideologico sull’altro) i nazisti li hanno assimilati rielaborandoli secondo la loro ideologia (scacchi ariani e non-ariani).
Questo libro (freschissimo di stampa) rivisita la storia del Novecento attraverso una lente del tutto speciale, quella del millenario gioco degli scacchi divenuto, in Occidente, il gioco da tavolo per eccellenza.

Mario Leoncini, maestro di scacchi e formatore degli istruttori, è vicepresidente vicario della Federazione Scacchistica Italiana. Autore di numerosi libri di carattere tecnico e saggistico, dal 2007 è direttore di Scacchitalia, la rivista federale.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 22 Maggio 2008 alle ore 17:09 | Permalink | Nessun Commento » |
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