sabato 21 giugno 2008

Malauniversità: chiesta ispezione ministeriale anche per Bologna, Bari e Messina

GaragnaniAlla richiesta dei Senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino di un’ispezione ministeriale all’Università di Udine, si aggiunge quella dell’On. Fabio Garagnani per le università di Bologna, Bari e Messina (l'articolo integrale su: il Resto del Carlino, Bologna 21 giugno 2006).

Università, ancora gravi irregolarità

On. Fabio Garagnani. «Ho chiesto martedì scorso, in sede di audizione al ministro Gelmini, un’ispezione ministeriale a tre atenei, Bologna, Bari e Messina, in cui si sono registrate gravi irregolarità (…). Chiedo al Governo di intervenire con i mezzi suoi propri e nell’ambito delle competenze per verificare l’ennesimo episodio anomalo successo all’Università di Bologna. Il fatto risale al dicembre 2007 quando il CdA dell’Università di Bologna avrebbe attivato un nuovo incarico dirigenziale assegnato (…) senza bando di selezione (…) con forti perplessità da parte di alcuni membri del CdA in quanto presenterebbe aspetti di illegittimità per avere raggirato la legge (…). Pertanto alla luce di quanto sopra e di una sentenza della Corte dei conti di Milano che condanna due direttori amministrativi del Politecnico di Milano per un numero esorbitante di nomine di dirigenti a tempo determinato, si chiede al Governo una azione conseguente su una situazione che manifesta ogni giorno di più segni evidenti di violazione della legge e che non può essere accettata supinamente. Si evince altresì che la mancanza di regole certe e la costante violazione delle medesime nella assunzione e gestione del personale soprattutto direttivo continua a creare problemi evidenti all’Università.»

giovedì 19 giugno 2008

Una petizione con richiesta di modifica delle regole dei concorsi a ricercatore

Tot_2La Rete Nazionale dei Ricercatori Precari ha iniziato una raccolta di firme on-line su una petizione scaturita da numerose discussioni di un gruppo di ricercatori utenti del blog della Rete. «Ci auguriamo» dicono i promotori «che le proposte che esponiamo, che ci sembrano di assoluto buon senso, possano essere condivise e sottoscritte da una più ampia platea di ricercatori in senso lato, come dottorandi e dottori di ricerca, borsisti post-dottorato, assegnisti di ricerca, professori a contratto, cervelli in fuga, ricercatori universitari a tempo determinato o indeterminato, ma anche docenti "strutturati", e ricercatori nel settore privato. Nel bene dell'Università italiana e nel bene comune.»
Per firmare la petizione.

giovedì 12 giugno 2008

Malauniversità: il problema sta nella protervia di chi attribuisce colpe a chi scopre il malaffare e lo rende pubblico

Paolo_cornaglia_ferrarisUna riflessione apparsa su questo blog ha stimolato Paolo Cornaglia Ferraris a scrivere l’articolo seguente, pubblicato sul supplemento “Salute” (n. 584/12 giugno 2008) di “la Repubblica”, nella rubrica “Camici e pigiami” (pag. 23).

Senso della misura

Paolo Cornaglia Ferraris. La questione universitaria non si comprende se ci si ferma al singolo fatto di cronaca, come nel caso della vicenda concorsuale salernitana, l’ultima forse di un’infinita serie. Cosimo Loré su il senso della misura afferma che «non c’è bisogno neppure di scomodare penalisti o criminologi per spiegare perché è la sistematica impunità di un male cronico ad aver sfasciato l’università, distrutto ogni diritto d’aver docenti capaci, azzerato la possibilità di fare ricerca competitiva». Il problema non sta nel singolo misfatto, ma nella protervia di chi attribuisce colpe a chi scopre il malaffare e rende pubblici i fatti. Si sostiene che i danni all’accademia li provocano l’osservatorio di Tommaso Gastaldi (professore di statistica alla Sapienza, dedito alla prevenzione delle truffe concorsuali) o il periodico di Francesca Patanè (giornalista di Palermo) o lo spazio di Lucia Lazzerini (ordinario fiorentino di Filologia romanza) o il sito di Paolo Padoin (prefetto di Torino) o il blog di Giovanni Grasso (ordinario senese di anatomia). Iniziative che richiamano quello che fa questa rubrica da sempre.

domenica 8 giugno 2008

Malauniversità: ricominciamo da Udine con una nuova ispezione ministeriale

Saro_collino_gelminiI senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino hanno chiesto a Maria Stella Gelmini (Ministro dell’Università) e Giulio Tremonti (Ministro dell’Economia e Finanze) una ispezione all’Università di Udine perché ritengono ormai «urgente fare chiarezza sui conti dell’ateneo per far partire una stagione nuova e virtuosa». «Crediamo che sia giusto» aggiungono i senatori «fare luce su una gestione che riteniamo negativa; nella richiesta d’ispezione abbiamo allegato i veri conti che ci risultano. Da parte nostra non c’è alcuna volontà di arrecare danno bensì di consentire all’Ateneo di compiere un rilancio positivo per il suo futuro e il futuro di tanti giovani precari che aspettano di essere regolarizzati; è anche a loro nome e per la loro salvaguardia che l’ispezione potrà essere utile, per fissare cioè le priorità, prima fra tutte dare un futuro di stabilità a quanti aspettano, dopo tanti anni di ricerca, una doverosa regolarizzazione». Sotto accusa ci sono: l’ex rettore Furio Honsell (dimessosi il 27 marzo ed eletto sindaco di Udine), il prorettore Maria Amalia D’Aronco (che ha esercitato le funzioni vicarie fino al 27 maggio, quando è stato eletto un nuovo rettore, Cristiana Compagno) e il direttore amministrativo Daniele Livon. Queste le accuse: nel conto consuntivo 2007 non vi sarebbe il presunto utile di 12 milioni di € ma un buco di 2,75 milioni di €; spesa corrente, non coperta da sufficienti entrate, in aumento di 10 milioni di € l’anno e sempre più assorbita da stipendi e collaborazioni esterne; “correlazione fra le scelte di Honsell di scendere in politica” e le assunzioni di personale amministrativo (50 unità nel 2007 e altre 50 da stabilizzare a seguito dell’accordo del 2007); spese per i dipendenti pari al 96,11% del fondo di finanziamento ordinario, senza considerare il costo del personale a tempo determinato; bilancio preventivo 2008 bocciato, nella sua prima stesura, dal Collegio dei revisori dei conti; mancata adozione del piano di risanamento, richiesto nel 2004 dal Ministero delle Finanze in una precedente ispezione. In conclusione, secondo i senatori Saro e Collino: «l’università non deve essere più considerata proprietà e piedistallo di alcuno; il successore di Honsell dovrà portare l’ateneo ad essere svincolato da qualsiasi parte politica, sia di destra sia di sinistra».

martedì 27 maggio 2008

L’Università si qualifica forse mediante il “riciclo dell’ignoranza” del post-laurea?

Tommaso_gastaldiTommaso Gastaldi. … I Master crescono ad un ritmo preoccupante, perché in molti casi sono diventati le teste di ponte per far transitare soldi pubblici fuori da istituzioni o società pubbliche. Denaro che puntualmente rientra in tasca ai decisori stessi dei finanziamenti in forme varie, come ad esempio l’insegnamento remunerato nei corsi master. Ne esistono alcuni retribuiti a 500 € l’ora. Per non parlare di presidenti di compagnie primarie che presiedono i Master universitari, anche se formalmente la figura del presidente, nella gestione dei master non è prevista. Il punto però è un altro. È l’arroganza e la presunzione d’impunità con la quale si portano avanti questi giochi. Spesso sulle spalle di qualche ignaro e ingenuo studente, che magari i 10.000 euro per il master li mette di tasca propria, credendo nella bontà dell’iniziativa e nella fiducia che dovrebbe ispirare un’istituzione universitaria sana. Va inoltre detto che alcuni docenti non fanno altro che riproporre nei master la medesima frittata avariata scodellata nei corsi ordinari. Un fenomeno che io, non troppo scherzosamente, chiamo “riciclo dell’ignoranza”. Inutile dire poi che se qualche mosca bianca tentasse di proporre un master genuino e serio, verrebbe prontamente bloccata dai gruppi di potere che gestiscono questo business con ostacoli burocratici di varia natura…

Da: "liberal", 10 aprile 2008.

giovedì 22 maggio 2008

Vedremo anche le mani dell’Università sugli scacchi?

Scaccopoli_2La rivoluzione russa e l’interessamento del regime bolscevico fecero la fortuna degli scacchi tra la prima e la seconda guerra mondiale. La guerra fredda consolidò questa fortuna, l’intero mondo divenne una scacchiera su cui le due superpotenze giocavano le loro mosse.
Non deve stupire troppo che i totalitarismi si siano interessati agli scacchi. Tutte le attività dovevano essere poste sotto controllo e finalizzate all’ideologia. E così, se i sovietici hanno attribuito un determinato senso agli scacchi (in un certo periodo come momento rivoluzionario di alfabetizzazione delle masse, in un altro come dimostrazione della superiorità di un sistema ideologico sull’altro) i nazisti li hanno assimilati rielaborandoli secondo la loro ideologia (scacchi ariani e non-ariani).
Questo libro (freschissimo di stampa) rivisita la storia del Novecento attraverso una lente del tutto speciale, quella del millenario gioco degli scacchi divenuto, in Occidente, il gioco da tavolo per eccellenza.

Mario Leoncini, maestro di scacchi e formatore degli istruttori, è vicepresidente vicario della Federazione Scacchistica Italiana. Autore di numerosi libri di carattere tecnico e saggistico, dal 2007 è direttore di Scacchitalia, la rivista federale.

martedì 6 maggio 2008

L’Università distrutta dalla sistematica impunità di pochi e dal silenzio di molti

Stella_cofrancescoCosimo Loré. La questione universitaria non si può comprendere se ci si ferma al singolo fatto di cronaca del giorno, cui mancano definitivi approfondimenti, come nel caso di una vicenda concorsuale salernitana oggi alla ribalta (si vedano gli articoli di Gian Antonio Stella e di Dino Cofrancesco). Sul piano delle acquisizioni scientifiche consolidate non c’è però bisogno neppure di scomodare penalisti o criminologi per spiegare perché è la sistematica impunità di quello che, a ragione, si può definire un male cronico e crescente ad aver sfasciato l’università, distrutto ogni diritto dei nostri figli d’aver docenti capaci, azzerato la possibilità di fare ricerca competitiva nella nostra nazione. Il problema non sta nel singolo fatto o misfatto ma nella protervia di coloro che osano attribuire colpe a chi scopre il malaffare, a chi si esprime criticamente, a chi persegue i reati, a chi espone i fatti. Non c’è più possibilità di dialogo quando si arriva a sostenere che i danni all’accademia li provocano l’osservatorio di Tommaso Gastaldi (professore di statistica alla Sapienza, dedito alla prevenzione delle truffe concorsuali) o il periodico di Francesca Patanè (giornalista di Palermo) o lo spazio di Lucia Lazzerini (ordinario fiorentino di Filologia romanza) o il sito di Paolo Padoin (prefetto di Torino) o il blog di Giovanni Grasso (ordinario senese di anatomia). Tutte iniziative che ricordano e richiamano quello che fanno solo rari coraggiosi giornalisti televisivi come Milena Gabanelli con Report. E poi si rifiuta Beppe Grillo perché dice le parolacce! Nulla da dire e firme a volontà di rettori e ministri per varare la miriade dei corsi burla e delle materie fantasma o dei cosiddetti corsi di perfezionamento e talora anche di molto sospetti master inventati, a ben guardare, per distribuire titoli fasulli a docenti e discenti (pro tempore) nella dilapidazione di risorse già allo stremo. In poche parole si può ben dire che in tali casi è tutto finto. Scienziati… ma de che?! Ma che razza di genitori sono… che pezzi di uomini… coloro che tacciono, mugugnano, mentono, manipolano la verità e la realtà prostituendo dignità e decoro? Qui non c’entra un tubo né legittima alcunchè l’eventuale consenso del corpo docente perché la storia insegna che l’indecenza e l’immondizia non si combattono con maggioranze più o meno silenziose: basta rievocare la sparuta decina di eroici docenti che rifiutò di sottometter la propria inalienabile indipendenza intellettuale al Duce. O le battaglie di Curtatone e Montanara in cui pochi valenti studenti e professori d’atenei toscani presero le armi… come ricorda il monumento nel cortile del nostro glorioso ateneo senese: exoriare aliquis ex ossibus nostris ultor! Bossi per le sue abbastanza opinabili ragioni incita ai fucili e fa il Ministro, a noi i legali amici scrivono che ci stiamo esponendo troppo con siffatte scritture: ma che schifo di società è questa?!
Post scriptum: sul concorso salernitano ci informeremo e faremo sapere! I concorsi sono ancora pubblici?

martedì 29 aprile 2008

Aquis: una secessione necessaria per cancellare la Crui e cominciare il rinnovamento dell’Università italiana

Patane_2Aquis…grana

Francesca Patanè. Aquis c’è, quello che manca è la grana.
Appena l’avranno ottenuta, gli Atenei più bravi d’Italia potranno costruire gli Imperi.
E magna di qua, magna di là, i loro Carli (i rettori degli Atenei di Aquis) potranno finalmente campà.

Sto parlando, per chi si fosse perso qualche mugugno, dei secessionisti di Aquis - l’Associazione per la Qualità delle Università Italiane - ovvero degli Atenei più “virtuosi” d’Italia, che sono partiti da dodici, sono saliti a diciannove e che – ipotizzo – aumenteranno ancora, perché in Italia, da Berlinguer in poi, si accomoda sempre tutto. Ma quali sono questi Atenei che si distinguerebbero per “produttività, competitività e solidità finanziaria”? Eccoli: Politecnico delle Marche, Bologna, Calabria, Ferrara, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Padova, Roma Tor Vergata, Politecnico di Torino, Trento, Verona, i promotori; e poi – fino a questo momento - Chieti, Lecce, Milano, Perugia, Roma Tre, Salerno e Torino.

Dicono che, siccome sono i più bravi, devono essere premiati. Con più soldi, appunto. Quelli che, secondo loro, la tetta di babbo Mur (stesso genere del papà incinto che ha fatto il giro di tutta la rete) dovrebbe produrre per pascerli e farli crescere (non d’età, considerati i vecchietti che circolano tra le cattedre accademiche italiane, ma di qualità). Ora, secondo voi, ci sono o ci fanno, questi Carli nazionali? Perché, se ci sono, non sono aqui…le, e se ci fanno, mala tempora currunt per la paciosa Università nazionale italiana. E allora, per chi non ha capito come stanno veramente le cose (Carli compresi), nemmeno dopo aver letto l’illuminante articolo di Quirino Paris, provo a spiegare io con un esempio, ricorrendo a reminiscenze da scuola elementare.

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domenica 20 aprile 2008

Non è più sanità

Sanita
Cosimo Loré. L’ennesimo evento di cosiddetta (impropriamente …) “malasanità” o − per i palati più raffinati − medical malpractice è riferito ritualmente dalla stampa: quel che sfugge a tutti è ancora una volta non l’errore o sbaglio che dir si voglia, la omissione spinta al menefreghismo, la criminalità sotto il camice connotata di cialtronaggine, bensì il fatto chiave della scomparsa della visita medica! Posso ben testimoniare, dopo trentacinque anni di attività accademica in una facoltà medica, che l’esamificio imperante e le riunioni inutili di commissioni e comitati per la didattica hanno sfasciato quel che singole nobili materie come la Semeiotica Medica e Chirurgica e grandi Maestri come Barni, Caniggia, Frezzotti riuscivano ad insegnare: l’inizio imprescindibile di ogni contatto (e contratto …) fra cittadino e struttura sanitaria è costituito dalla accurata e documentata raccolta dei dati da perseguire mediante adeguate tecniche di comunicazione verbale e accertamento clinico. Senza le quali ogni sintomo riferito durante l’anamnesi personale e ogni segno rilevato all’esame obiettivo non serviranno a formare il mosaico da cui deve originare il ragionamento clinico preliminare condizione di ogni ipotesi diagnostica del medico e informata consapevolezza del malato. Proprio perché non si sa (né se ne ha voglia) visitare il degente le aziende diffondono ormai cartelle preorientate (con caselle da sbarrare tipo quiz!) e consensi prestampati (per un sommario e perentorio “… firmi qui!”) nella più totale violazione di ogni logica umana prima che legale: se avessimo così agito i vari nostri Maestri ci avrebbero cacciati con piena ragione dalle corsie ospedaliere e dalle sale operatorie.

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mercoledì 16 aprile 2008

Può un Ateneo addomesticare la stampa locale con contratti di collaborazione ai giornalisti?

Patane_2 Schiavitù di stampa (per il testo completo dell’Editoriale su Ateneo palermitano)

Francesca Patanè. (…)
La libertà di espressione è il più bel regalo di uno Stato democratico a ogni suo cittadino. Esiste in Italia una stampa libera? O non è piuttosto tutta una mistificazione?
 (…) Ogni anno in Italia per l'editoria si stanziano milioni di euro: si parla di 700-750 in un anno, che in questo 2008 potrebbero lievitare a 1000. Ciò è possibile grazie a una legge, la 416 del 5 agosto 1981, i cui paletti, con meccanismi più o meno contorti, vengono spesso aggirati. Così un flusso notevolissimo di denaro pubblico si disperde in mille canali per approdare – sotto forma di contributi diretti o indiretti (come i rimborsi per le spese della carta o le agevolazioni postali) – nelle casse dei grandi gruppi editoriali, di vere o finte cooperative, di giornali e organi di stampa di partiti politici, di agenzie, radio e televisioni locali. Accrescendo gli utili degli azionisti delle grandi testate, alimentando sottogoverno e clientele e consentendo redditi ai limiti della legalità a destra, a sinistra e al centro.
(...) quello che ho scritto è frutto della ricerca appassionata di Beppe Lopez, un giornalista “libero” (e scomodo) che ha messo tutto questo sulla carta (nomi di giornali finanziati compresi) provocando con il libro che ne è venuto fuori, dal titolo “La casta dei giornali”. Così l’editoria italiana si fa sovvenzionare dalla casta dei politici” un terremoto, subito messo a tacere ...

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